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Paese

Dati Generali
Il paese di Aggius
Il comune di Aggius è situato sul versante sud orientale del monte della Croce; il suo territorio si sviluppa tra il massiccio del Limbara e i rilievi del cosiddetto "Resegone sardo". È un tipico paese gallurese che si trova in mezzo ai nuraghi, ai piedi delle seghettata cresta granitica detta "Monti di Aggius". Il panorama è uno dei più belli della sardegna: Aggius appare incastonato tra rocce granitiche dalle forme bizzarre, sugheri secolari e vigneti.
Il territorio di Aggius
Altitudine: 2/911 m
Superficie: 83,56 Kmq
Popolazione: 1686
Maschi: 800 ; Femmine: 886
Numero di Famiglie: 621
Densità abitanti: 20,2 per Kmq
Farmacia: via Roma, 65 - tel. 079 621219
Guardia medica: (Tempio) - tel. 079 631477
Carabinieri: via Roma, 128 - tel. 079 620422
Polizia municipale: via Paoli, 39 - tel. 079 620339

Storia

AGIUS [Aggius], villaggio del Regno di Sardegna, nella provincia di Ozièri, distretto di Tempio. Entrava nel-l’antico dipartimento Gèmini del giudicato di Gallùra. È situato alla falda meridionale d’un alto colle, che lo lascia esposto a tutti i venti dal ponente al levante, il quale però a preferenza vi domina. Le case sono 195, le strade irregolari. Il clima tende al freddo, e la temperatura n’è spesso variabile. Vi pioverà approssimativamente all’anno 150 volte; le nebbie vi riposano talvolta, ma senza gran nocumento, essendo quasi sempre basse nuvole che trascorrono. L’aria è riconosciuta per salubre. Sta questo paese da Tempio capo-luogo del dipartimento e mandamento un’ora, da Bortigiadas 3/4, da Luras ore 2 per istrade pessime. La generale professione è l’agricoltura, o la pastorizia. Delle arti meccaniche di necessità pochissimi fanno esercizio, e quanto basta ai bisogni del paese. Le donne al solito attendono alla tessitura, ed ogni casa ha un telajo, e taluna anche più. Vi è un consiglio di comunità, una giunta locale sul monte granatico e nummario, ed una scuola normale, dove concorrono circa 40 fanciulli.

Si annovera questo popolo tra i componenti l’antica diocesi di Civita. La chiesa parrocchiale s’intitola da s. Vittoria, e governasi da un rettore, e tre vice-parroci. Le feste popolari frequentate da gran numero di pastori, e da esteri sono, una in onore della Vergine assunta, un’altra per la solennità del santissimo Rosario. Di chiese rurali se ne annoverano tredici:

I. S. Leonardo, distante ore 4. – II. S. Pancrazio, dist. ore 3. – III. S. Antonio… – IV. S. Maria Maddalena, dist. ore 4. – V. S. Giuseppe patriarca, dist. ore 3. – VI. S. Orsola, dist. ore 3. – VII. S. Pietro apostolo, dist. ore 1. – VIII. San Pietro martire, dist. ore 4. – IX. S. Giacomo apostolo, dist. ore 1. – X. S. Maria e s. Elisabetta … – S. Lussorio, dist. ore 1. – XII. La santissima Trinità de Agultu, nome di una cussorgia in amenissima regione. È questa una parrocchia filiale, dove un vice-parroco fa permanenza per 8 mesi, instituita nel 1813 da monsignor Stanislao Paradiso, in riguardo dei molti pastori stanziati intorno a questo sito, che è distante dal paese ore 3. – XIII. S. Maria de Vignòla presso al littorale. La positura delle medesime è dal greco al ponente del paese.

Il numero delle famiglie residenti nel villaggio, e sparse nelle varie cussorgie del territorio proprio, e in quelle di Coguinas, e del Sassu, è di 452, delle quali 200 dimorano in Agius. Il numero totale delle anime è 1850. Si ha dai registri della Chiesa, che celebransi all’anno da 15 matrimoni, che nascono circa 56, che muojono 35.

Questi numeri però sono minori dei veri, a cagione che alcuni ricevono i sacramenti nei villaggi, cui sono più vicini. L’ordinario corso della vita nel paese è oltre il 60, e le malattie ordinarie sono infiammazioni massime di petto, e qualche periodica, e talvolta perniciosa acquistata in siti insalubri. Il costume del vestire è il generale della Gallùra, onde vedi quest’articolo. Il pubblico divertimento suol essere il ballo o all’armonia del canto, o al suono degli istromenti. Giocasi con frequenza alle palle. Nei funerali vanno i congiunti dietro del feretro, facendo gran piagnisteo. Arsero spesso in questo comune delle intestine discordie, e ne seguirono frequentissime stragi. Facilmente gli abitanti si lasciano trasportare dal furore, e cadono in eccessi; ma ciò avviene solamente quando sono abbandonati a se stessi. Rei d’un delitto, che suol essere una vendetta, fuggono nei monti, e colà menano un’asprissima vita, rendendosi terribili anche ad una forza imponente. Quindi cagionava stupore il vedere come una quadriglia restasse animosamente a fronte delle truppe che li perseguitavano, quando l’intera popolazione viveva queta, e perseverava nel buon ordine sotto la vigilanza di soli cinque o sei carabinieri reali. Questa rifiorì e godè pace appena vi posero quartiere quei militari; si cessò dall’armeggiare, e si attese all’agricoltura. Il carattere di questo popolo saria degno d’ogni lode, se meno fosse propenso a farsi giustizia da sè. La generosità degli animi vi spicca alle volte in modo ammirabile. Veggonsi talvolta con somma cortesia ricettare e salvare dalle persecuzioni quelle persone, che a ragione consideravano nemiche, e non smentendo la confidenza che in loro siasi posta, ed ascoltando le umili preghiere, esporsi a certo danno in favore di quegli istessi, cui, se avessero ritrovati in campagna, avrebbero senza ritardo fucilati. Sono persone di spirito, hanno un buon criterio, un giusto raziocinio, una soave pronunzia, ed un modo di esprimersi, che non pare da idioti.

Agricoltura. Le terre di dotazione di questo comune sono vastissime, mentre contengono il territorio di quasi tre degli antichi dipartimenti del giudicato di Gallùra; che comprenderà in superficie 192 miglia qu. Per due terzi questa estensione è montuosa, per uno ha delle pianure, che, come lo porta la qualità delle roccie granitiche, è piuttosto sabbionoso. Il paese sta all’estremità verso sirocco. Tre sono le vidazoni, dove si fa il seminario, e capiscono tra tutte rasieri 150, eguali ad ari 20929,50. Si semina grano, ed orzo, ed il prodotto del primo suol essere a termine medio 2300 star. cagl. (litr. 112260), 1000 d’orzo (litr. 49200), 150 di civaje (litr. 7380), 1000 libbre di lino (chil. 465). La coltura del granone non si è ancora adottata, e poco si cura quella delle erbe ortensi. Le vigne a preferenza di molte altre regioni della Gallùra vi prosperano, ma sono poche e piccole. Le uve per lo più sono bianche, e di rado maturano bene. Il vino, siccome colto con molta sapa, sembra assai robusto; se ne brucia gran parte per acquavite. Le piante fruttifere non sono che fichi, in totale circa un migliajo. In cotanta estensione non vi sono più di 15 chiusi, e dieci tanche, che servono or al seminario, ed ora al pascolo. Le piante ghiandifere contenute in alcune di dette tanche, e nel rimanente del territorio sono numerosissime, sì che forse in totale arrivano a 100,000,000. Le spezie sono quercie, e soveri, e lecci. Nella foresta di Cincu-denti gli alberi sono così densi, che a pena vi penetra il raggio solare. Sta questa regione da Agius ore 4, e volgesi a settentrione verso Bonifacio. – Pastorizia. Occupansi i pastori della propagazione di cinque specie, cavalle, vacche, pecore, capre, porci, in totale circa 30000 capi distribuiti in questa ragione, che le vacche sommino a 5000, le pecore a 12000, i porci a 7500, le capre a 3750, le cavalle a 900. Pascono questi armenti e greggie nei territorii proprii dei pastori, i quali distretti vengono comunemente appellati cussorgie. Ivi sono spesso, invece di capanne, case ben fabbricate, e parecchie sono anche ben comode. Le famiglie vi risiedono quasi costantemente, e sono da 250. I frutti per bontà sono ottimi, per quantità sono corrispondenti all’andamento propizio o infausto delle stagioni. Quanto sopravanza all’alimento ordinario vendesi, e spesso in contrabbando ai corsi. Hanno gli agiesi non poca cura delle api, e ordinariamente raccolgono il frutto di 2500 arnie. Molti si approfittano del vantaggio che può presentare qualche tratto vicino coltivabile, e seminano quanto sia loro di bisogno in cereali, e lino.

Montagne. Non pochi sono i monti e colli, che per la loro massa meritano menzione; e prima di tutti il colle che sorge quasi addosso al paese, detto della Croce, per esservi stata piantata la medesima nel secolo scorso da un zelante missionario. È alto, ma non di gran corpo. A ponente di questo se ne veggono altre tre eminenze di considerevole elevazione, cioè Monti-pinna, Monti-fraìli, e Punta di spina. Sopra Montifraìli vi è una piccola pianura con un pozzo detto la Sorgente dei banditi, che colà si ricoveravano entro le molte caverne, ond’è bucata la sommità, e vi riposavano senza timore, non vi essendo che un solo difficilissimo sentiero ad ascendere; anzi si dice, che dall’avere ivi spesso i monetieri atteso alla falsificazione, sia venuto al monte il nome di fraìli (fucina) che lo distingue. Punta di spina elevasi considerabilmente rivestito di selve ghiandifere: il monte intero chiamasi l’Adde di la trai, perchè indi tolgono i galluresi le travi per gli edifizi. È distante un’ora e mezzo da Agius. A levante di Monte-Croce s’innalza la montagna di Tummèu-soza, altra celebre posizione dei fuorusciti. Veggonsi intagliati nella rupe dei gradini per salirvi con comodità, vi è gran numero di caverne, e molto bosco. Dalla sommità stendesi a grandi distanze la vista, vedendosi sotto ai piè non solo la maggior parte della Gallùra, ma il Golfo ancora di Porto-torre, e quasi tutto il littorale settentrionale sino alla Maddalena: è distante dal paese un quarto d’ora. La montagna di Petra-mània sorge tanto, che dalla sua cima vedesi gran parte del principato di Anglòna: vi abitano alcuni pastori, ed avvi una chiesa padroneggiata dai bortigiadesi. Elevansi pure non poco le punte di Lu sàlizi, di Lasàna, di Lu caraligin, e di Petra-culva, dalle quali si domina gran parte della Gallùra e Anglòna, e vedesi anche Montestanto di Meilogu, e le punte ad esso vicine. È pure rimarchevole la montagna di Cugurenza, nella cui sommità è la già menzionata chiesa di san Giuseppe patriarca, dove festeggiasi due volte all’anno. Intorno vi sono i casali di molti pastori, e selve ghiandifere di grande estensione. A greco del Cugurenza vedesi il Cùcaro di minor altezza, ma di maggior fama. Nello scorso secolo era questo il quartiere dei banditi, dove raccoglievansi le quadriglie, quando erano perseguitate. Avvenne talvolta che vi si ritrovassero più di 300 fuorusciti sotto diversi capi di masnada. Ivi stanziava spesso la compagnia di D. Geronimo Delitala di Iteri-cannedu, quella che obbediva ai fratelli Pintus di Nuli, l’altra che seguiva i Cubeddu di Pozzomaggiore, e la schiera di Giovanni Fais di Chiaramonte, ecc. Il Fais vi fu assediato da truppe di ordinanza, e da numerose schiere milizia-ne, che chiuse tenevano tutte le uscite, e fortemente guardate. Non potendo evadersi per mare in mancanza di legni, come altra volta dallo stesso monte si era salvato fuggendo in Corsica, concepì l’ardito disegno di romper la linea di assedio, e la ruppe in fatti nella parte dove erano i ploaghesi, che egli riconosceva come i più accaniti suoi nemici, essendo eglino i provocatori della spedizione, e trasse quasi tutti salvi dal pericolo i suoi compagni, e alleati. Sorge questa montagna presso al mare, è di considerevol massa, e ben rivestita di elci. Abitano nella medesima in gran numero daini, cervi, cinghiali, lepri, martore. Vi abbondano le pernici, i colombacci, le aquile, e molte altre specie di volatili. Come in questo monte, così in tutto il restante del territorio abbonda il selvaggiume, ma principalmente nella selva di Cincu-denti.

Acque. Numerosissime sono le sorgenti dell’agiese, e la loro bontà è tale, che non le lascia posporre alle più pure e salubri che si riconoscano nella Gallùra, principalmente però si celebra una fonte che sorge dal monte Tummèu-soza, onde gli ammalati bevono con giovamento; nè sono poche quelle la cui temperatura è così bassa, che presto sbiada il color del vino nelle bottiglie. Si annoverano cinque ruscelli, il primo dicesi Riu-mannu vicino alla popolazione di 5 minuti; il secondo appellasi Sirèna, e divide l’agiese dal tempiese, non lontano più di mezz’ora dall’abitato; il terzo nominasi Conca-di-ciàra a egual distanza; il quarto Turràli distante 3/4; il quinto Fiuminaltu a distanza di ore 2. Non hanno ponti, però non sono pericolosi a guadare che nei più grossi temporali. Prendonsi in queste acque anguille e trote. – Littorale. Il territorio agiese termina col mare per una linea di 16 miglia; i luoghi di sbarco sono l’Isola Rossa, la Crocetta, e Vignòla; però maggior sicurezza si ha nel golfo di Vignòla ampio mig. 2. 1/2, entrante un buon miglio con fondo di 5 e 7 tese nella maggior vicinanza al lido, e di 10 dopo un miglia dalla terra. Vi domina la tramontana, ma è pericoloso lo starvi col vento maestro-tramontana, meno col maestro-ponente. Con tutti gli altri venti vi è calma. In questo porto veggonsi le rovine di antico paese, che è verisimile sia la Tuciola di Tolomeo. Si abbassa il terreno secondo la curva del lido in una vasta pianura di gran fertilità: è questa popolata da gran numero di pastori, che vi hanno i loro casali ben costrutti e comodi, i quali sono a poca distanza gli uni dagli altri. A distanza dal mare di 3/4 vi è la chiesa di s. Francesco de l’Argentu, dove compiono gli atti di religione. A sinistra di Vignòla avvi una cala detta Lu strettòni, famosa per li contrabbandi che vi si fanno coi corsi. È lunga, ma stretta, quasi come il letto d’un fiume, ed è a tutte parti cinta da rupi scoscese. – Antichità. In tanta estensione di territorio dicesi non si trovino più di 7 norachi, e per la maggior parte distrutti. Vedesi in molti siti scavate le roccie in grandi capacità, dove abitano i pastori, massime di estate. – Condizione del comune. È uno dei componenti il feudo di Gallùra, appartenente ad un barone spagnuolo. Per li diritti di vassallaggio, cui sono obbligati, vedi l’art. Gallùra. Anticamente eravi la curia; ora dipendesi da quella di Tempio.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre ad Aggius
15 Maggio: Nostra Signora della Pace
1 Ottobre: Madonna del Rosario